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2 marzo 2009

un libro di Giulio Stocchi  
-   @  
QUADRI DI UN' ESPOSIZIONE

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17 gennaio 2009

una poesia di Adam Vaccaro
IL ROSSO E LA NEVE,
Nello splendore del supplizio
( inviata da Giulio Stocchi  - @  )

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13 gennaio 2009

una poesia di
Denise Levertov
Sentito per caso nel sud-est asiatico
( inviata da Giulio Stocchi  - @  )

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13 gennaio 2009

Giulio Stocchi  
-   @  

I
nfamie l’empio diffonde
Striscia di Gaza catino di sangue
Ride il deserto e la terra spenta
Abitatori di questo mondo mai più usciranno da noi
E il nostro frutto è il vento
La luce ti darà la sua rugiada
E la terra dei puri insozzerà di crimini


Fonti:
I  Isaia, 32, 6
S  mio
R  Isaia, 35, 10
A  Isaia, 26, 18
E  Isaia, 26, 18
L  Isaia, 26, 12
E  Isaia, 26, 10



12 gennaio 2009

una poesia di Anick Roschi
( inviata da Giulio Stocchi  - @  )

Impossibile la vita
Senza
Ritornare
All'
Eco delle
Luci
E
Perduta la vita
Ai dolori delle
Lacrime
Esiliate
Su una
Terra murata,
Isolata,
Negata,
Ancora abbandonata.




9 gennaio 2009

THE CHILDREN di Jack Hirschman (traduzione di Deborah Strozier e Giulio Stocchi)
( inviata da Giulio Stocchi  - @  )

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6 gennaio 2009

Giulio Stocchi  -  
@  

I
miei occhi si consumano per tanto lacrimare
Sotto le verga del suo furore
Ritta Livni La Macellaia Santa
Abita in mezzo alle nazioni non trova riposo
E m’ha circondato d’un muro perché non esca
Levatevi gridate di notte spandete come acqua il vostro cuore
E vecchi giacciono e fanciulli per terra nelle vie sotto la verga del suo furore


Fonti:
I                        Lamentazioni, 2, 11
S                       Lamentazioni, 3, 1
R                       mio
A                       Lamentazioni, 1, 3
E                       Lamentazioni, 7, 3
L                        Lamentazioni, 2, 19
E                       Lamentazioni, 2, 21, 3, 1



29 dicembre 2008

Giulio Stocchi  -  
 @  

I
ddio creò nel principio il cielo e la terra
     Segno mio sarà nell’alto dei cieli un arco
     Raccolte delle nuvole l’arco apparirà
     Allora precipitò dagli aerei sulla terra il cielo
     Ed ecco un fumo levarsi dalla terra come il fumo d’una fornace
     La pianura e gli abitanti delle città e tutto ciò che cresceva sul suolo distrusse
     E vide Iddio che ciò era buono


Fonti:
 I                         Genesi, 1, 1
S                        Genesi, 9, 13
R                        Genesi, 9, 14
A                        mio
E                        Genesi, 19, 28
L                        Genesi, 19, 25
E                        Genesi, 1, 11


25 dicembre 2008

Giulio Stocchi  -
 @  

L'air du temps   ( leggi la versione stampabile in pdf )


14 settembre 2008

Alessio Liberati  ( Email )

Il poema cinetico
BREATH IN LOOP
autore: Alessio Liberati
anno: 2008
(presentato a Cagliari in occasione del Marina Café Noir il 12 settembre 2008)
è visibile alla pagina 
http://www.cinegrafica.it/poesia visiva/breath_in_loop.htm     (da vedere in modalità "loop"..)



9 settembre 2008

Giulio Stocchi  ( Email )             leggi la versione stampabile in RTF


                                                                                      
“Lo avrai

camerata Kesserling

il monumento che pretendi da noi italiani”

 

esulta La russa

 

“ma con che pietra si farà

a deciderlo tocca a noi”

 

mentre il sangue

gli imbratta il grugno

 

“Coi sassi affumicati

dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio

colla terra dei cimiteri

dove i nostri camerati giovinetti

riposano in serenità”

 

e gli cola

fra i fili della barba

 

la merda

 

degli eroi di Salò



                                 
Giulio Stocchi



7 maggio 2008

Giulio Stocchi  ( Email )


Le bandiere di Fini


La testa sfondata
dai calci
del ragazzo
sull’asfalto

vale dunque
meno
di una bandiera
bruciata


Ciò è giusto
è ragionevole


Nell’alto
dei cieli l’aereo
con la stella di davide
infatti

vale di più
della casa
che tra poco
esploderà




24 febbraio 2008

Massimo Zanasi  ( Email )
Vox Clamantis In Deserto / 4 silenzi di Massimo Zanasi             leggi versione PDF
 


24 febbraio 2008

Alessio Liberati  ( Email )
Poesia visiva - 3 eBook da scaricare (link esterno):

Poemi Cromodinamici   (download PDF 5Mb zip)
12 Poemi Visuali tra Cielo e Terra  
(download PDF 10Mb zip)
Poemi del Loto  
(download PDF 4Mb zip)

di Alessio Liberati
 


17 febbraio 2008

Davide Morelli   ( Email )

IMPERCEZIONI                                leggi versione stampabile in PDF (2Mb zip)


1

Guardo di sbieco il muro. Appare
la coda bifida di una lucertola,
compare il dorso, rivestito di squame
e....negli interstizi della siepe
già non la vedo....come se con un
guizzo fulmineo, un lesto strascicare
di zampe si fosse divincolata in un
cunicolo; come se il crocicchio dei
colori lividi del tramonto, il riverbero
di un fievole sfarfallio di raggi l'avesse
resa invisibile. Forse è sgusciata in
una fessura, in un anello d'ombra,
in una zona morta dei miei occhi,
forse in una crepa nascosta, dove
cade l'intonaco e affiora la calce,
sfuggendo alla mia vista, ormai
inafferrabile.


2

Per un attimo ti sembra
di raggiungere il nervo delle cose.
Ma un battito di ciglia non è
un colpo d'ali che ti solleva
ed è vana ricerca aspirare
al sillogismo dell'esistenza.
Così ritorni nell'orbita della vita
come una favilla, ormai incasellata
in una goccia, come in un'impronta
di luce un tremito d'ombra.


3

Corsi in una processione
di luci, che volgevano altrove.
Sfiorai rami d'oro e ulivi color
argento. Poi passò il fischio
di un treno e ritornai nello
spazio di vuoto tra le cose
e mi chiamò una voce.


4

La natura immersa nella Primavera.
L'aria tersa e serena. La notte
ritornano le lucciole a colorare
spighe e roveti. Le stelle
dipingono angoli di campi, margini
di strade. E le trascorse stagioni
ritornano come le parole dei morti
nella memoria dei vivi distrattamente
sul far della sera.


5

L'oscurità invoca con le sue ombre
la voce di stagioni, che videro i morti
padri. E figli i nostri padri.
Ma ogni anno cambiano
le scritte sui muri, ogni generazione
crede ciecamente nei suoi miti
ed idoli. E le piazze di quei cortili,
i lidi di quegli arenili sono intrisi
di altri amori. Le vie hanno perduto
quegli odori.


6

Ho sognato città invisibili,
dove risiedevano solo artisti.
C'erano saltimbanchi, poeti, attori,
pittori, acrobati, contorsionisti, trampolieri,
mimi, ormai prossimi a firmare l'armistizio
con la realtà. E quando la loro penna
stava scrivendo ho sentito i singhiozzi
del cielo. Ho visto stelle cadere. Fermarsi
comete. Le maree ribellarsi alla luna.
Le strade senza nome battezzarsi l'un l'altra.
Ma avevano avuto fortuna. L'inchiostro era
simpatico. Si rinfrancarono gli artisti.
Si rinfrancò la luna.


7

Il riflesso della luna
è smosso dal flusso del fiume,
scalfito da acini di pioggia.
Pioggia, che scende sulle case,
incanalata in grondaie ossidate.
Vapore e nebbia. Qua e là indistintamente
calano grumi di lumi sul corpo della linfa,
sulle dita adunche dei rami.
E' l'ora in cui gli insetti intravedono
in un'angusta fessura e gli uomini
in una scia d'aereo la fuga. E' l'ora
in cui cresce la ferita di una ruga,
immaginando cento mondi di idee,
mille amori finiti nel dimenticatoio
o sbiaditi in un logoro matrimonio,
a onde di generazioni susseguitesi
tra loro.


8

E' sfuggito irreprensibile
in un angolo morto del ricordo
il rossore del suo volto,
il timbro della sua voce,
il calore delle sue mani.
Ora la cerco inutilmente nelle stanze
della mia memoria.
Un tempo si sfiorarono
i nostri respiri. Si congiunsero
le nostre ombre.
Adesso non so se i suoi anni
piangono per amori mai nati,
se in lei vincono rimorsi o rimpianti.
Adesso non so quali tremiti astrali,
quali fremiti nei prati le sue parole
chiamano quasi amore.


9

Non sospirare mai sullo sguardo
di una passante, sul gioco di sponda
di sguardi incrociati dal finestrino
con la ragazza seduta sul treno
del binario parallelo. Non sospirare,
soffermandosi ad ogni bivio del passato,
pensando a ciò che poteva essere e non è stato.
Non chiedersi mai quale sarebbe stata la trama
del nostro destino in un luogo appena accennato,
dove il treno non ha sostato, o nelle città dai bei
gerani, che mai ci hanno visto, che mai ci vedranno.
Non chiedersi mai se lasceremo una traccia alla nostra
partenza. Non chiedersi mai quale mano d'angelo,
quale frammento del nostro sogno scacci l'ombra
della morte dal nostro sonno.


10

Traversai l'oscurità di una cannula,
il fragore mattutino di una pagliuzza.
Annodai ciglia, trapunsi con le mie dita
ali di farfalla. Mi specchiai in raggi di luna.
Venni rifranto dal cristallo. Fui vivisezionato
da un prisma. Fui equilibrista su un filo interdentale.

Adesso posso, esangue, disfarmi in un minuscolo
punto di inchiostro, su una finitura di un foglio;
questo mondo sempre in eterno mutamento, in
continua metamorfosi, non mi avrà mai.
Onda o corpuscolo ?


11

Nel silenzio di una città straniera.
Nel cuore di una notte quieta.
Noi, gravidi di gelo. I vestiti
modellati dal vento.
E fu il tepore di una luce trasversale,
il nitido chiarore emanato da lampare.
Celammo ognuno nel proprio animo
le parole amare ed avvelenate. Sostammo
appoggiati al parapetto del lungomare
senza parlare. I nostri occhi, senza rotta
né stella polare, erravano nel colore del mare.
Poi dicesti: " Ho letto i poeti per cercare
un verso che potesse racchiudere la mia vita
e tutte le vite. Ma ho solo trovato conforto
dalle loro voci."
Dopo in silenzio di nuovo a ricercare
in uno sfolgorio di luce, in un tono
vivo, uno slancio, che si accordasse
col chiaroscuro del nostro profondo.


12

Da un comignolo si leva il fumo.
I termometri segnano lo zero.
Un vecchio sfoglia il calendario dal barbiere.
Una vedova ferma sugli zigomi le lacrime.
Una ragazza al bar beve il caffè e fissa la testa
di un cinghiale imbalsamato.
Da un appartamento si diffonde musica classica.
Poi la puntina si ferma, il disco si incanta.


13

Un ago smagnetizzato,
un pettine sdentato,
un giocattolo rotto,
uno schioppo, un botto,
un infuso insipido,
la caduta di un nido,
il coccio di un guscio rotto di lumaca,
una radice aggrovigliata,
rinnovano il mistero del mondo.



6 maggio 2007

Arnaldo Pontis  


La poesia geisha


La poesia l'hai dentro
anche se l'hai indosso
sceglie lei quando
andare e dove arrivare,
vede lei oltre il dosso,
e ti sta sempre addosso.

La poesia corrode le ossa e
si annida in basso, nella fossa.

Come un brivido freddo
che sale, lungo la schiena,
la scopri solo quando assale improvvisa,
come una pena.

La poesia la senti arrivare,
come un fiume in piena,
come una tempesta brava,
incatenata al remo,
e schiava, dentro la stiva.

Ti sommerge, in fretta
fradicia e pesante,
nella sabbia e nel fango,
e nel frastuono,
dritta sul fondo,
sconvolta di rabbia,
sorda nel tuono,
ti sbatte col suono
che batte al suo tango
nell'ultimo cono di luce,
del sole che muore,
del tramonto che arriva
ad arrossare di sangue la riva.

La poesia è parola che
brucia, quando dice,
e non va mai a capo.

La poesia non si combatte,
non si batte e non si inchioda,
la poesia non accetta il sale
nemmeno sulla coda.

La poesia quando protesta,
non ha capo, e quando detesta,
non cerca rivale, non usa far festa.

La poesia è una cesta,
di sangue, di carne e di morte,
fatta di cuore nero e foresta.

La poesia è un pensiero immortale,
un guerriero animale,
bardato per l'arena,
che nell'arena prevale,
contro di te,
lancia in resta.

La poesia ti lascia,
ad aspettare la falce,
nel buio rapace,
in croce col fabbro,
in un colpo d'ascia,
alla piega del labbro
che consola e tace,
con nel cuore la pace,
di sapere che
per quello che importa,
per quello che resta,
non sarai mai capace.



3 maggio 2007

Giulio Stocchi


Sul come ascoltare
quando dicono vita                                     
(leggi versione con immagini)
 
Nelle cucine
preferibilmente
e alla fine del mese
consiglio
di ascoltarla
questa parola
di girarla ben bene
nella bocca
per scoprirne
il sapore
di farla rotolare
fra i denti
questa parola
quando dicono vita
 
Alzatevi poi
e dalle finestre consiglio
che lo guardiate
questo mondo
di vetrine e di insegne
fatto a immagine e somiglianza
di una solitudine astratta
dove ogni cosa
ha un prezzo
e fra di esse
voi
e ripetetela
consiglio
almeno dieci volte
questa parola
perché solo quando le labbra
sanguineranno
ed il cuore
solo allora vi dico
l'avrete compresa
questa parola
quando dicono vita
 
E alle donne in special modo
consiglio
di lasciarsela esplodere
nel ventre
questa parola
distese che saranno
sui tavoli
o mentre il prezzemolo
bolle
nell'angolo digrignato
dove non un peccato
si consuma
ma un sacrificio imposto
di dolore
perché così l'avranno bevuta
fino alla feccia
questa parola
quando dicono vita
 
E a tutti noi infine
consiglio
e ognuno
nella sua dimensione
variamente trafitto
di entrare nelle chiese
e come sale
di sentirla cadere
questa parola
sulle ferite
e di non fuggire
consiglio
e neppure di urlare
ma piuttosto vi dico
fra l'incenso e le preghiere
lasciamogliela biascicare
questa parola
che diventi la loro vergogna
che diventi
la loro vergogna
che diventi la loro
vergogna
quando dicono vita
 
 
giulio stocchi